11,1 % DEL PIL – 8,1 % DI IMMIGRATI Pubblicato il Rapporto Caritas sull’immigrazione mmigrati, quasi 5 mln e fanno l’11% del Pil

ottobre 26th, 2010

Triplicate le presenze nell’ultimo decennio. Un immigrato ogni 12 italiani. In Lombardia un quinto dei residenti stranieri, nel Lazio poco più di un decimo. Quasi un milione i minori, 572.720 di seconda generazione. Nel periodo 1996-2008 sono stati celebrati 236.405 matrimoni misti.

Sono poco meno di cinque milioni ma il loro numero viene percepito come nettamente superiore. Contribuiscono alla produzione del Pil per l’11,1%, versano alle casse dello stato quasi 11 mld di contributi l’anno, incidono per circa il 10% sul totale dei lavoratori dipendenti ma sono sempre più attivi anche nel lavoro autonomo e imprenditoriale, dove riescono a creare nuove realtà aziendali anche in questa fase di crisi.

A tracciare la fotografia della presenza degli immigrati nel nostro paese è il Dossier Statistico Caritas/ Migrantes, giunto alla sua ventesima edizione e presentato a Roma, da cui risulta che il loro numero è triplicato nell’ultimo decennio ed è aumentato di quasi un milione nell’ultimo biennio.

All’inizio del 2010 l’Istat ha registrato 4 milioni e 235mila residenti stranieri, ma, secondo la stima del Dossier, includendo tutte le persone regolarmente soggiornanti seppure non ancora iscritte in anagrafe, si arriva a 4 milioni e 919mila, ovvero 1 immigrato ogni 12 residenti. L’aumento dei residenti, rileva il Dossier caritas/Migrantes, è stato di circa 3 milioni di unità nel corso dell’ultimo decennio, durante il quale la presenza straniera è pressoché triplicata, e di quasi 1 milione nell’ultimo biennio. Intanto, però, denuncia il Rapporto, complice la fase di recessione, sono cresciute anche le reazioni negative.

Gli italiani sembrano lontani, nella loro percezione, da un adeguato inquadramento di questa realtà. Nella ricerca Transatlantic Trends (2009) mediamente gli intervistati hanno ritenuto che gli immigrati incidano per il 23% sulla popolazione residente (sarebbero quindi circa 15 milioni, tre volte di più rispetto alla loro effettiva consistenza) e che i “clandestini” siano più numerosi dei migranti regolari (mentre le stime accreditano un numero attorno al mezzo milione).

DISTRIBUZIONE - La Lombardia accoglie un quinto dei residenti stranieri (982.225, 23,2%). Poco più di un decimo vive nel Lazio (497.940, 11,8%), il cui livello viene quasi raggiunto da altre due grandi regioni di immigrazione, il Veneto con 480.616, 11,3% e l’ Emilia Romagna con 461.321, 10,9%, mentre il Piemonte e la Toscana stanno un po’ al di sotto (rispettivamente 377.241, 8,9% e 338.746, 8,0%). Roma, che è stata a lungo la provincia con il maggior numero di immigrati, perde il primato rispetto a Milano (405.657 rispetto a 407.191). L’incidenza media sulla popolazione residente è del 7%, ma in Emilia Romagna, Lombardia e Umbria si va oltre il 10% e in alcune province anche oltre il 12% (Brescia, Mantova, Piacenza, Reggio Emilia). Le donne incidono mediamente per il 51,3%, con la punta massima del 58,3% in Campania e del 63,5% a Oristano, e quella più bassa in Lombardia (48,7%) e a Ragusa (41,5%).

MINORI E SECONDA GENERAZIONE – Tra gli immigrati in Italia quasi un milione (932.675) sono minorenni. Oltre un ottavo dei residenti stranieri (572.720, 13%) è di seconda generazione, per lo più bambini e ragazzi nati in Italia, nei confronti dei quali l’aggettivo “straniero” è del tutto inappropriato, in quanto accomunati agli italiani dal luogo di nascita, di residenza, dalla lingua, dal sistema formativo e dal percorso di socializzazione. A differenza della chiusura su altri aspetti, gli italiani sembrano essere più propensi alla concessione della cittadinanza a chi nasce in Italia seppure da genitori stranieri. I figli degli immigrati iscritti a scuola sono 673.592 e incidono per il 7,5% sulla popolazione scolastica.

TITOLARI DEL 3,5% DELLE IMPRESE – Gli immigrati, rileva ancora il Dossier caritas/Migrantes, assicurano allo sviluppo dell’economia italiana un contributo notevole: sono circa il 10% degli occupati come lavoratori dipendenti, sono titolari del 3,5% delle imprese, incidono per l’11,1% sul prodotto interno lordo (dato del 2008), pagano 7,5 miliardi di euro di contributi previdenziali, dichiarano al fisco un imponibile di oltre 33 miliardi di euro. Il rapporto tra spese pubbliche sostenute per gli immigrati e i contributi e le tasse da loro pagati (2.665.791 la stima dei dichiaranti) va a vantaggio del sistema Italia, specialmente se si tiene conto che le uscite, essendo aggiuntive a strutture e personale già in forze, devono avere pesato di meno. Le entrate assicurate dagli immigrati, invece, si avvicinano agli 11 miliardi di euro (10,827): 2,2 miliardi di tasse, 1 miliardo di Iva, 100 milioni per il rinnovo dei permessi di soggiorno e per le pratiche di cittadinanza, 7,5 miliardi di euro per contributi previdenziali. Va sottolineato che negli anni 2000 il bilancio annuale dell’Inps è risultato costantemente in attivo (è arrivato a 6,9 miliardi), anche grazie ai contributi degli immigrati. Per ogni lavoratore, la cui retribuzione media è di 12.000 euro, i contributi sono pari a quasi 4.000 euro l’anno. Nel 2010 ogni 10 nuovi disoccupati 3 sono immigrati e, tuttavia, il fatto che svolgono mansioni umili ma essenziali è servito a proteggerli da conseguenze più negative. La retribuzione netta mensile degli immigrati nel 2009 è stata di 971 euro per gli stranieri e 1.258 euro per gli italiani (media di 1.231 euro), con una differenza a sfavore degli immigrati del 23%, di ulteriori 5 punti più alta per le donne straniere.

RESPINGIMENTI - Nel 2009 sono stati registrati 4.298 respingimenti e 14.063 rimpatri forzati, per un totale di 18.361 persone allontanate. Le persone rintracciate in posizione irregolare, ma non ottemperanti all’intimazione di lasciare il territorio italiano, sono state 34.462. Il rapporto tra persone intercettate e persone rimpatriate è andato diminuendo nel corso degli anni (dal 57% nel 2004 al 35% nel 2009). Le persone trattenute nei centri di identificazione e di espulsione sono state 10.913, tra le quali anche diverse persone già ristrette in carcere, dove non era stata accertata la loro identità. Nell’insieme il 58,4% non è stato rimpatriato.

MATRIMONI MISTI – I matrimoni celebrati in Italia sono scesi dai 418.4944 del 1972 al 246.613 del 2008, con una diminuzione specialmente dei primi matrimoni, un aumento delle seconde nozze (un sesto del totale) e dell’età media degli sposi (30 anni per le donne e 33 anni per gli uomini). Nel periodo 1996-2008 sono stati celebrati 236.405 matrimoni misti. Nel 1995 erano misti solo 2 matrimoni su 100, ora sono 10 su 100 e non risulta statisticamente fondata l’idea che falliscano con molta più facilità del resto delle unioni.

Ho un permesso Ce rilasciato da altro stato posso lavorare in Italia?

ottobre 21st, 2010

Il titolare di un permesso di soggiorno Ce  per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro stato membro dell’unione Europea , in corso di validità, può  lavorare e soggiornare in Italia per un periodo di durata superiore a tre mesi, per svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo , e anche per  frequentare corsi di studio o formazione professionale.

Gli stranieri possono anche soggiornare per altri scopi purché leciti dimostrando però di essere in possesso di mezzi di sussistenza  non occasionali, di importo superiore al doppio  dell’importo minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla spesa sanitaria e di un assicurazione sanitaria  per il periodo del soggiorno, apri a 17.000,00 euro.

Naturalmente nel caso in cui si voglia svolgere attività lavorativa sia di tipo subordinato che autonomo bisogna sempre presentare richiesta nominativa compilando il  modulo  Ls di nulla osta allo Sportello Unico, in questo caso si prescinde dal requisito dell’effettiva residenza all’estero.

Allo straniero viene  quindi rilasciato un nuovo  permesso di soggiorno in base all’attività esercitata, e nel momento in cui matura i requisiti previsti potrà ottenere anche in Italia un permesso di soggiorno di lungo periodo, in questo caso lo stato membro  che aveva lasciato il precedente permesso CE viene informato dell’avvenuto rilascio.

La questura deve quindi rilasciare un permesso di soggiorno temporaneo rinnovabile senza però ritirare il permesso CE già posseduto, limitandosi ad informare il punto di contatto nazionale.

l cittadino straniero ha diritto al mantenimento dello status di lungo soggiornante nello Stato membro di provenienza fino a quando non acquisisca tale status nel secondo Stato membro, il che avviene solo dopo cinque anni di regolare soggiorno ed a condizione che sussistano gli altri requisiti previsti dall’art. 9 bis del testo unico immigrazione.

La stessa  cosa è prevista, nel caso in cui il cittadino straniero titolare del permesso CE rilasciato dall’Italia si trasferisca in altro Stato membro,anche in questo caso  non potrà essere privato dello status di lungo soggiornante e del corrispondente titolo di soggiorno italiano fino a quando non acquisisca tale condizione nello Stato membro di destinazione.

Nel caso in cui invece lo straniero voglia soltanto soggiornare per un periodo inferiore a tre mesi  non deve chiedere il visto ma deve soltanto segnalare la sua presenza sul territorio alla polizia.

Ricordiamo che il permesso di soggiorno CE viene revocato in caso  di conferimento di permesso di soggiorno di lungo periodo da parte di altro Stato membro dell’unione  europea  e anche in caso di assenza dal territorio dello stato per un periodo superiore a sei anni e in caso di assenza dal territorio dell’unione per un periodo di dodici mesi consecutivi.

È previsto il rilascio del permesso di soggiorno , con durata identica a quella del permesso rilasciato al soggiornante di lungo periodo, anche ai familiari che lo accompagnano o lo raggiungono.

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settembre 23rd, 2010